ECCO LA BIOGRAFIA DI DJOKOVIC: “NADAL E’ UNA PALLA DI TIC”

Un po’ come la Sharapova, anche Djokovic tenta di distrarsi dalla recente serie di insuccessi tuffandosi in tutt’altro genere: niente caramelle, ecco un libro che però molto ruota attorno al cibo. Con un segreto speciale
 
Tennis. Gli ultimi mesi non sono stati eccezionali, a dire la verità dal 2011 fantastico il serbo non si è più espresso ai suoi livelli monstre. Forse non il momento ideale, volendo fare gli esperti di marketing, per pubblicare una biografia nella quale elencare uno ad uno i segreti dei suoi successi (ormai un po’ datati), soprattutto se prevedono un corso speciale di cucina e yoga, più che sui campi da tennis.

Esce negli Usa, alla vigilia degli Us Open (qui scelta giusta dell’entourage), “Serve to win“, la biografia di Novak Djokovic. Al centro del racconto la dieta, segreto del suo successo: ma non solo. “Assicurati di dormire sette, otto ore a notte e medita, fai tantissimo yoga e tai chi, prendi integratori di melatonina, attaccati a una macchina di biofeedback che misura il livello di stress e, quando hai qualche momento libero, tieni un diario“. Insomma, non proprio ciò che si aspettava di leggere un appassionato di tennis alla lettura del libro. Magari si desiderava conoscere qualcosa in più riguardo ai 45 minuti di scioglimento dei muscoli praticato da Nole prima di ogni partita (argomento tanto discusso fra fisioterapisti e preparatori atletici), ed invece no.

Acqua, rigorosamente tiepida e non fredda per favorire la digestione,  miele, frullati di piselli (una vera bomba proteica) e niente glutine. Un pizzico di perplessità alla lettura di queste righe siamo certi verrà (condividiamo lo stesso stato d’animo), ma non per i due anni più opachi post-2011 vissuti dal serbo, quanto dalla presenza di decine di diete e metodi di rilassamento e concentrazione praticati da svariati atleti di qualsiasi sport. Inevitabilmente quella vincente è di chi vince, quella perdente di chi perde. Ma che correlazione intercorre fra le due cose? Difficile, quasi impossibile stabilirlo. Forse è sufficiente osservare quelle regole standard del buon senso, da buon professionista, senza strafarsi di cioccolata, alcool e sigarette.

Banale forse, ma la storia dello sport è colma di esempi simili: atleti che conducevano vite al limite ma capaci di essere i n.1 della loro epoca (Best, Maradona, Agassi, Tiger Woods e tanti altri). Il Wall Street Journal avanzò l’idea, nel famoso 2011, di un uovo ipobarico, un macchinario a pressione chiamato CVAC, alla base di quella straordinaria serie di successi. Ovviamente, su questo argomento, Djokovic ha eclissato ogni domanda.

Se qualcuno comunque ha in mente di dimagrire e perdere qualche allergia di troppo, ecco che i consigli di Nole tornano utili “Da quando ho cominciato la nuova dieta, ho perso 11 libbre e le mie allergie sono diminuite, la mia asma è scomparsa, le mie paure e i miei dubbi sono stati sostituiti dalla fiducia“. Ma anche Djokovic, qualche vizietto, se lo concede o no?

A sentire la sua risposta (che sembrava non vedesse l’ora di dare), pare proprio di si: “Mangiai cioccolata dopo la finale degli Australian Open vinta nel 2012 contro Nadal. Non sono mica una palla di tic nervosi e riti superstiziosi come lui“. Ecco, a proposito di marketing, non proprio la scelta ideale, quella di parlar male del secondo tennista più amato al mondo.

Soprattutto se non si è il primo.

Fonte: Orazio Rotunno, “Tennis.it”